vivere in sette tra profumo di pane, fruscio di pagine, ronzio di radio, risate di giochi e sogni di viaggi

lunedì 27 gennaio 2025

settembre 2024 un giro a Dachau

Cerchi le parole e non le trovi. 

O meglio te ne vengono su certe di preconfezionate, ovvie. Serie si, ma ritrite che non suscitano granché, che se vuoi fermarle sulla carta a rileggerle suscitano un ricordo sfocato. 

Non sono le mie parole quelle che ho dentro e le mie non escono. 

O forse non le ho prodotte. 

Si è inceppato qualcosa davanti a certe immagini.

Ero preparata, chi non lo è negli anni 2000 a 50 anni? Impossibile che non si sappia cosa è stato, che non si siano mai visti le espressioni e le magrezze di quei corpi spossati. 

Ma qui li ho visti morti: tutte le immagini di quello che non ho mai avuto la forza di vedere nei documentari sono appese ai muri. Uomini morti abbandonati in mezzo al piazzale, appesi, accatastati. 

Ma abbiamo imparato davvero cose importanti da questo? O rimangono immagini al di fuori della nostra coscienza? Perché queste cose non hanno ancora mai finito di succedere. Siamo iperconnessi, ma distratti, non ce ne accorgiamo. Cosa dobbiamo ancora capire? Dove sta il buco nero da cui continua a uscire questa morte provocata, sistematicamente indotta, dove l'Altro non è niente? O meglio solo un punchball, una cavia, una macchina da lavoro? 

Ho un buco nello stomaco. Un senso di vuoto, non ho sete non ho fame. Sono bloccata. 

Mi viene voglia di pregare in silenzio, di stare zitta a invocare Dio. Voglio vedere il convento dove vivono le Carmelitane del sangue di Cristo. È qui dietro al limite del campo di concentramento, ma incluso nella struttura. Mi sa che c'hanno ragione loro. La vita eterna inizia qui in fondo ai gradini della vasca battesimale, nell'acqua della morte dove tutti questi Cristi si sono immersi nel sonno eterno. Gesù  era in mezzo a loro, dormiva sullo stesso materasso, usava le stesse latrine, aveva la stessa fame, prendeva gli stessi calci, respirava lo stesso gas. 


Quando un uomo è senza Dio è comunque una creatura pensante: intelligenza, curiosità, impegno, coerenza, senso di giustizia, volitività.

Mi spiego così i nazisti. 

Tutto può essere possibile in nome del lavoro, della scienza, della conoscenza, il desiderio di ordine pulizia e controllo. In assenza totale di Dio e quindi di amore compassione misericordia, l'impensabile diventa possibile. Anche guardare un uomo soffrire, morire, essere buttato via non è strano se dentro non hai che LEGGE. 

Al crematorio le stanze vuote si susseguono: la stanza dove stavano in attesa, la stanza dove si spogliavano, la stanza dove li gasavano, la stanza dove li ammucchiavano, il forno. Ogni stanza vuota è piena fino a sentirmi soffocare. Non ci sono più, ma sono tutti qui li senti e li vedi. 
Il silenzio è assordante. 

giovedì 23 maggio 2024

Lignano - in treno verso casa - Luglio 2023

noi peschiamo anelli assieme alle vongole


Ma perché sono attratta dalle montagne?
Voglio dire: così parecchio attratta? 
Quando mi allontano da casa e realizzo che intorno ci sono delle montagne inizia la sequela:"e quelle cosa sono? Ma sono Alpi? Prealpi? Aspetta un attimo ci sono le Prealpi da queste parti? Come si chiamano quelle montagne lì? Ma è una catena? Ma ci sono sentieri per andare su? Sarà faticoso camminare lì? Potrei farcela? Perché non ci andiamo?" 
Alla vista delle montagne il neurone si stappa e inizia a eruttare domande come lo spumante dalla bottiglia. Così, subitamente fuori dal cervello in un fuoco d'artificio alla comparsa di un rilievo all'orizzonte. 
Forse sono anch'io affetta da ecoansia e questo è un sintomo e non lo sapevo. 
Perché una cima fa scaturire da dentro l'idea di natura autentica, inamovibile, perpetua. A una cima così alta che si fa fatica a raggiungere cosa può mai importare di quello che succede lì sotto? Scottatevi di calore, bruciate robe, lordatevi di immondizie: io sto qua sopra e ciao. 
Finché c'è montagna c'è speranza. 
Altitudine proprio. 
Però oltre a questo ci deve essere altro perché mi pare proprio che il mio tema di quest'estate sia la montagna, come elemento estetico ed emotivo. Non so. Mi sento a casa se guardo le montagne l'avevo già detto a giugno, sia quando sono fuori dal mio ambiente, tipo oggi al mare, sia quando sono a casa. 
È nato un rinnovato interesse per un elemento ormai scontato della mia quotidianità. 
Quando sono in pianura mi viene da dire "e per fortuna che esistono le montagne" "grazie a Dio abito in montagna" "che bello torno in montagna".
Anche oggi è così, oggi che sto tornando a casa in treno e le vedo laggiù alla fine della pianura friulana. Anche se non sono le mie di montagne, le mie sono più a Nord Ovest. Ma fa lo stesso. 




Eppure il mare mi è piaciuto un sacco. Mi è piaciuto farci il bagno dentro, galleggiare, sentire l'acqua scorrermi attorno. Mi è piaciuto stare in spiaggia seduta e guardarlo tutto intero, anche lui lì bello grande. Più misterioso della montagna, il fatto che quella la guardi e la vedi tutta e di lui ne vedi solo la superficie è un po' diverso, sotto non sai mai. Sotto poi non puoi respirare, non è un habitat naturale per l'uomo, non si appartiene mai del tutto al mare, alla montagna forse si invece. 

"Il mare è una roccia che nessun ferro può incidere. Sul mare la morte è definitiva. Il mare è l’incertezza, l’instabilità, l’imprevedibile. Sul mare non esistono profeti" diceva Vittorio G. Rossi che il mare lo conosceva benissimo e mi pare che spieghi bene quello che penso. 

Filosofa stamane. 


O tu Quarto d'Altino 
Di persiane scure 
vetuste palpebre asfittiche e addormentate. 
Luce di allogeno bambù imperla 
i binari lucidi della pioggia di fine estate. 
Quarto d'Altino 
che canti già Mestre con il grigio severo della alacrità umana. 
Ti saluto città 
in tre battiti di ciglia appena scompari 
preannunciando mete più attese. 

Poeta pure. 

La combo preciclo-premenopausa cortocircuita i neuroni.

venerdì 2 marzo 2018

TORTA CIOCCOPERE di Marco Bianchi - Buon Compleanno!

Arinevica. Uffa.
Devo fare assolutamente le valige, ma davvero mi si è incriccato il cervello, non so cosa metterci dentro.
Come faccio a pensare a indumenti primaverili/estivi quando guardo fuori dalla finestra e vedo solo neve e un cielo di un colore che mette i brividi? Non riesco, davvero c'ho il blocco.
E non è perché non ho voglia di partire, anzi. Solo che davvero non riesco a pensare a niente che non sia piedi freddi, mani screpolate, lacrime agli occhi, piumino.
E invece nel posto dove sto per andare la mattina è frescolino mentre di giorno sfioriamo i 27°C.
Parto per Israele. Lunedì mattina alle 3.00. A casa i figli e la baby assistiti da parentame nei dintorni.
Un viaggio che sapevamo di fare da tempo e che aspettavamo con tanto desiderio, una cosa importante. In Terra Santa siamo già stati due volte N. ed io: nel 2000 e nel 2007. Ma questa volta sarà ancora diverso e lo aspetto come un secondo viaggio di nozze. Che bello!



Si ma torniamo qua per piacere.
Le valige non ci sono ancora.
Ho avuto anche parecchio da fare (ma và?).
Ma ho anche festeggiato i miei 46 anni dedicandomi tra le altre cose una seduta dal parrucchiere per un ciuffo verde/blu in testa (perché direte voi? Ma che ne so)

li volevo lisci e blu..

Ho preso decisioni importanti (affrontare la prima certificazione in Giapponese. Cosa ridete? Per me è una sfida enorme) e ho lottato contro la fame micidiale che mi mette sempre il freddo invernale.
Voglio dire: non è che io non abbia sufficienti riserve nel mio corpo per affrontare il dispendio energetico che comporta il camminare al freddo o il sostare in luoghi freddi insomma vivere in un paese freddo. 
(Questo mi fa venire in mente che sto terminando la lettura di "L'amore in un clima freddo" di Nancy Mitford, un romanzo delizioso e irriverente di cui non riesco assolutamente a prevedere il finale!)
Eppure il freddo mi costringe ad andare in cerca di zuccheri ed io che li rifuggo come fossero la morte impersonificata cerco di adattarmi con ricette di torte e tortine che non ne contengano, ma che siano almeno un pochino dolci (tentando di fregare il mio sistema serotoninergico).
E' per questo che seguo Marco Bianchi.
I suoi dolci sono onesti e buoni.

Per il mio compleanno mi sono fatta la sua Torta Cioccopere con qualche piccola variante e devo annotarla qui perché davvero mi ha stupita, non mi sarei assolutamente aspettata un successo tale.
Mentre la preparavo ero quasi convinta che avrei buttato tutto, impasto troppo liquido, assolutamente. E invece veramente veramente buona. E' vero c'è un sacco di cioccolata dentro, ma se uso quella al di sopra del 70% di cacao nessun danno alla salute!
E' una torta che rimane umidina all'interno e non contiene né uova né grassi.
Provare per credere




Torta Cioccopere
per uno stampo da 24 cm:
5 pere abate
200 g farina integrale
50g zucchero muscovado
3 cu di stevia in polvere80 g fecola di patate
350 g cioccolato fondente (min 70%)
700 ml latte 
1 bustina di lievito
1 cucchiaio di miele
1 cucchiaio di curcuma
1 cucchiaio di cannella

Sciogli il cioccolato fondente a pezzetti a bagno maria con un terzo del latte.
Fai a cubetti le pere sbucciate e detorsolate e cuocile in acqua addizionata di miele, curcuma e cannella. Devono essere morbide, ma non sfatte, per questo ho scelto una varietà che ha una polpa bella soda. Scola le pere e lasciale intiepidire. In una ciotola mescola la farina con la fecola, lo zucchero, la stevia e il lievito in polvere. Aggiungi il restante latte e poi una volta che la cioccolata fusa si è raffreddata un attimo mettila nell'impasto e mescola bene. Per ultime aggiungi le pere scolate e versa tutto in uno stampo (io ne ho usato uno di silicone a forma di cuore a bordi alti) e cuoci per 30 minuti a 200°C e poi lasciala dentro altri 10 minuti a forno spento.








venerdì 2 febbraio 2018

Mattina lenta e un'altro dolce ASSOLUTAMENTE salutare


A fianco della scrivania ho una finestra grande, è una porta finestra che dà sulla valle. Le montagne sono spolverate di neve, il cielo alle loro spalle è del loro stesso colore.
La finestra è molto grande, quasi troppo per questa piccola stanza, ma le conferisce una sensazione di grande respiro e io adoro stare seduta qui mentre avverto lo spazio esterno al mio fianco.
Sono le 11.54 e fra venti minuti salgo in macchina per andare a prendere mia figlia a scuola.
La mattinata dopo un inizio burrascoso è scorsa piuttosto lenta.
Sono io ad essere lenta.
Ho dormito poco e il risveglio agitato mi ha stancato moltissimo, così una volta passata l'emergenza sono crollata e non ho potuto fare altro che andare con calma.

Quando ho acceso il cellulare alle 7.00 sono apparse 23 notifiche dal gruppo whatsapp della mia famiglia di origine e una chiamata dalla casa di riposo. Ovviamente era successo qualcosa a papà durante la notte e in due minuti ho fatto due conti: 
  • annullare gli impegni mattutini, 
  • trovare qualcuno che fa il pranzo ai ragazzi 
  • mettersi l'anima in pace: mi aspetta una giornata all'ospedale

Ultimamente le cose vanno così, di emergenza in emergenza.
E io sono diventata brava a gestire l'agitazione, focalizzo le cose da fare nell'immediato rimandando a più tardi l'impatto emotivo.
Alle 8.30 sono da papà a parlare con la nuova dottoressa, sembra che non sia necessario il ricovero. Comunicazioni con i miei fratelli, con mia madre ansiosissima che non può muoversi da casa.
Alle 9.30 esco, l'emergenza non esiste più.
Ormai l'appuntamento dalle 9 è saltato, inizio ad avvertire il calo di adrenalina, decido di fare due commissioni in centro: in biblioteca a ordinare due libri, nel nuovo panificio a comprare dei panini fatti con la farina intera (una novità dal prezzo improponibile), in posta a fare un versamento e poi nel negozio dove prima di Natale sono andata a regalarmi una borsa.

La mia borsa aveva un difetto sartoriale e si è rovinata quasi subito. Si scusano e mi chiedono di sceglierne un'altra o di fornire qualche descrizione in modo da potermene realizzare una nuova. Poi mi regalano una pochette per il disturbo.
Deliziosi!
Decido di farmene fare una nuova molto simile a quella che ho già. Chiamano la sarta.
Dal retro del negozio esce una ragazza. Due occhi grandi come il mare e un espressione timida e pacata.

Ho intuito subito che gli occhi le servivano non solo per "vedere". Mi guardava mentre parlavo scrutando tutto il mio viso e si prendeva tutto il tempo per rispondermi a voce molto bassa, con poche parole. Questo modo di interagire le conferiva un'aria molto introversa, ma affascinante. Quando mi sono avvicinata per dettarle il mio recapito telefonico ho notato che all'orecchio aveva un apparecchio acustico.
I suoi occhi ascoltavano.

Le faccio i complimenti per le borse che cuce in quel laboratorio ed esco.
Non so niente di lei. Ma sono ancora qui che penso a quanto complicato le risulti inserirsi nel mondo del lavoro. Io che ho sempre basato la mia professionalità sull'interazione con le persone, sulla voce, i gesti, l'espressione prima di tutto e solo in seconda battuta sulle mie conoscenze specifiche. Sarei già morta fossi stata al suo posto. Mi ha colpito davvero come non le sia servito farsi conoscere per farsi apprezzare da me.
Non abbiamo alcuna relazione, non l'ho mai vista prima d'ora e non so se la rivedrò ancora , ma mi ha resa fiera, come fossimo sorelle, zia e nipote, mamma e figlia. E' stato un bel momento e sono uscita da negozio contenta più per lei che per la mia borsa.

Le dedico questi dolcetti che servono a chi come lei combatte per farcela.
Lei con la sua macchina da cucire, io con la mia lotta quotidiana per accettare la malattia.

Il blog è mio e se decido di fare dediche assurde posso farlo no?



Questi dolcetti sono l'unione di due ricette non mie: la frolla è di Marco Bianchi , la mousse è una combinazione di vari ingredienti che mi ha ispirato Pinterest.
Sono assolutamente healthy: la frolla è senza burro e senza uova, la mousse senza latte, panna e zucchero.
Eppure vi giuro che è buonissima.
Sono sincera. L'altro giorno per dire ho fatto dei muffins che manco ar cane jeli avrei dati!
Tanto sani quanto insapori.
Questi no. Questi li provate e li mangiate senza sentirvi tradite dalla vostra golosità.
Anche il palato fino ed esigente di mio marito approva.



Dolcetti di frolla e mousse al cioccolato
per 11 dolcetti (eh..oh..lo so...me ne sono venuti undici...) in stampi da muffins:

per la frolla
250 g di farina di tipo 2
80 g di zucchero integrale (meglio se velo o Mascobado polverizzato)
60 g di acqua fredda
60 g di olio di girasole bio
1 cucchiaino di lievito per dolci
Scorza di arancia non trattata

per la mousse
un avocado maturo (morbido al tatto e con il picciolo che si stacca facilmente)
due banane molto mature
tre cucchiai di miele
tre cucchiai colmi di cacao amaro per dolci

Con una frusta elettrica mescolate a velocità sostenuta l'acqua fredda con lo zucchero, aggiungete sempre mescolando l'olio, la scorza d'arancia e da ultimi farina e lievito assieme. continuate a mescolare quel tanto che serve a veder combinati tutti gli ingredienti, Avvolgete l'impasto e mettetelo a riposare in frigo il più possibile e comunque non meno di mezz'ora. Accendete il forno a 200°C, ungete e infarinate gli stampini da muffins. Prelevate un pezzetto di impasto per ogni stampino, fatene una pallina e appiattitela con le mani, si spezza ed è morbido, non vi consiglio di usare il mattarello, ma le mani inumidite. Il disco che ottenete deve coprire fondo e bordi dello stampo. Bucherellatene il fondo con una forchetta e cuocete in bianco con dei pesetti sopra (foglio di carta da forno e fagioli secchi) per circa 15 minuti.
Mentre fate raffreddare i gusci mettete nel frullatore gli ingredienti per la mousse e frullate bene.
Quando la frolla è davvero ben raffreddata distribuite la mousse a cucchiaiate nei gusci e lasciate riposare un po'.
Io per completare il tutto ho spolverato con granella di nocciole tostate.



venerdì 12 gennaio 2018

healthy cake for stressed parents - dolce sano per genitori stressati

2017 quando è arrivata S.Lucia dall'Olanda


2017 quando aspetto mia figlia davanti alla scuola elementare

Nuovo anno ma chi se ne frega dei bilanci. Io sono ancora in ballo con tutti i miei casini e sinceramente che potere si può attribuire ad un anno nuovo se non quello del tempo che passa e che tutti ci cambia?
Dico così perché se frequenti Instagram (come io faccio più volte al giorno) sembra che non si possa vivere senza buoni propositi per il nuovo anno appena iniziato.
Come li fai i buoni propositi' Facendo un bilancio di ciò che è appena passato.
Ecco appunto.
Troppa fatica, troppe robe da analizzare, sinceramente non ne sono in grado e non ne ho il tempo.
Preferisco darmi da fare subito!
Sembro delusa, sconfitta e pigra.
Forse si, forse invece sono solo realista.
E poi parliamoci chiaro: quando inizi l'anno proponendoti di dimagrire qualche kilo e in 12 mesi riesci a calare, ma anche a ingrassare di nuovo può anche darsi che le palle ti girino un momentino.
Non voglio dire che il bilancio si riduca alla forma fisica, c'è carne più succosa al fuoco, ma insomma anche quello ha il suo peso.

Ma vabbé quello che so è che in questo momento ho davvero poco tempo per stare qui davanti al pc a scrivere (anzi non so neanche come ho fatto a mettermici) perché tra 30 minuti devo andare a farmi una doccia sana e ristoratrice, a stirare un po' e poi iniziare a programmare la cena (col cavolo che riesco a fare una pagina di giapponese oggi).


Ho deciso di scrivere perché ieri sera ho fatto di gran corsa un dolce figo e sano e volevo postare la ricetta. Ultimamente non riesco a prendere più nota delle cose che invento in cucina che mi riescono (poche per la verità, sono una esecutrice discreta, ma con poca inventiva) e mi dispiace tanto. Questa volta non mi faccio fregare dal casino che ho attorno e dai miei capelli alla Marge Simpson che attendono di essere domati e mi siedo qui ad annotare la ricetta.

Ma prima volevo anche appuntare com'è nato questo dolcetto facile facile.

E niente mio marito ha raggiunto l'apice della confusione mentale. Colpa sua.
Sotto Natale abbiamo deciso di dare fondo alle nostre già scarse forze fisiche e mentali e abbiamo trasferito definitivamente i maschi al piano di sopra. Il piano di sopra però era diventato in 13 anni una soffitta STRACOLMA di roba. Quindi il primo passo è stato affrontare il caos.
Per poco ci restavo secca, uno stress ALLUCINANTE. Avevo già iniziato mesi fa a metterci piede, ma si trattava di riuscire a fare due passi non di più. Occorreva la scavatrice.
Oltretutto ho dovuto per forza separarmi da cose che non volevo se ne andassero.
Quello che mi ha fatto soffrire di più è stato eliminare i vestiti vecchi dei miei figli. Scoprendo dentro di me un'inaspettata anima politeista ho invocato la lucidità di Marie Kondo, il demonio del decluttering e la forza di Madre Teresa, ma mi sono ritrovata più di una volta seduta su una seggiolina dell'Ikea lacrimando con il cuore contorto davanti ad una salopette 18-24 mesi, un berretto di lana pieno di pallini e mezzo infeltrito 24 mesi, una gonnellina fatta a mano da mia mamma, una vestitino, un calzino spaiato, ma insomma alla fine ho riempito 7 dico 7 sacchi della spazzatura nera di quelli da bidone delle immondizie per capirci.
Non ho gettato via niente, sono passati dei volontari di un'associazione per le famiglie bisognose e hanno ritirato tutto. Quello che ho conservato verrà amorevolmente diviso in cinque scatole una per figlio che quando saranno sposati si porteranno a casa loro. Dico verrà perché mi manca da selezionare ancora i lavoretti dell'asiloooooooooo
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

E mentre io piangevo tutte le mie lacrime materne bofonchiando cose come:"...adesso se una stronzetta insopportabile, ma una volta eri un angelo del paradiso, tenera e affettuosa e io me lo voglio ricordare quella fase della tua vita e se questo grembiulino non lo do via in fondo ti offro una possibilità di redenzione, un segno tangibile che sei stata piccola e innocente anche tu brutta adolescente che fa rima con saccente..." mio marito tirava fuori la testa dal sottotetto e urlava cose come:"Ma questa maniglia è di quel mobile che avevo fatto io? No perché se è di quello la butto che tanto voglio demolirlo" E quindi di rimando:"COSA? MA PERCHE' LO VUOI DISTRUGGERE' L'HAI FATTO TU A MANO DA ZERO, MA SEI FUORI?".

Ecco. Alla fine la notte del 7 gennaio ultima delle vacanze i nostri figli hanno dormito finalmente nelle loro stanze rinnovate, la più piccola finalmente un posto tutto suo, una sua scrivania, un angolo per giocare degli scaffali per i suoi libri. Insomma il miracolo.

Se non fosse che a me (adesso che ricostruisco a posteriori) mi è preso un dolore tra le scapole che si irradia fino alle punta delle dita delle mani (poi uno dice ma chissà perché) e mio marito va a trapanare un pezzo di legno in garage staccando momentaneamente la spina del freezer. E poi si dimentica di rimettere la spina. Insomma due esauriti.

Da quel freezer sono usciti ancora semi congelati i preziosissimi ribes di montagna che con tanto tanto amore avevamo raccolto quest'estate per farci anche in inverno delle colazioni al profumo di bosco. E appunto fattele 'ste colazioni no?? Che cavolo aspetti gennaio che poi tuo marito ti manda a puttane tutto il contenuto del freezer in due giorni?

Ora vedetemi con le braccia penzolanti dal dolore a mo' di orango davanti al tablet impanicata che Pinteresto come una forsennata per cercare una cosa che esalti il gusto di questi ribes (capito che sono stati coltivati in baita a 1560slm senza pesticidi e solo con l'acqua piovana?). Inutile che vi dica che si era semiscongelata anche un'altra enorme quantità di roba tipo la zucca dell'orto tagliata a dadini e insacchettata, le cappelle di Lepiota già impanate pronte da friggere, finocchietto selvatico, prezzemolo, peperoncini i varie piccantezze e colori, diversi panetti di all butter pie pastry per fare una base da farcire al volo con marmellata o crema, fagiolini, minestrone, piselli, spinaci, filetti di platessa, salmone, lasagne, ragù.





Ho fatto questa cosa e mi è piaciuta.
Va bene per i ribes, per tutti i frutti di bosco che in generale hanno un'acidità spiccata, ma anche per quella cassa di cachi del tuo amico contadino che non fa che tirartene dietro perché "quest'anno l'albero ha buttato benone".
Per i cachi punterei su un aroma più dolce tipo vaniglia-amaretto-cannella vedete voi.
Per i ribes io ho usato arancio, limone e miele.

E' healthy perché la farina è una tipo 1 locale e bio.
Perché non c'è latte, ma Skyr.
Perché i grassi sono vegetali di olio di girasole bio spremuto a freddo.
Perché le uova sono a km zero di galline felici.
Perché gli aromi sono di agrumi italiani e bio.
Perché il miele lo fa un mio amico qua vicino e porta le api in giro seguendo la fioritura.
Sulla stevia non so dirvi, l'ho pagata un botto comunque.

Healthy Ribes Cake
stampo da plum cake piccolo:

una vaschetta di ribes (ca 150g)
200g farina semintegrale
5cu scarsi rasi di stevia in polvere
1Cu di miele colmo
scorze grattugiate di mezzo limone e mezza arancia
2 uova
80g olio vegetale
2Cu di Skyr
un pizzico di sale
mezza bustina di lievito

Mettete mezz'ora prima le scorze in infusione nell'olio. Iniziate col frullare le uova ad alta velocità, aggiungete lo Skyr, la stevia e il miele. Poi le scorze e l'olio. Aggiungete sempre mescolando le polveri. Da ultimo con un cucchiaio amalgamate i ribes quel tanto che basta per incorporarli.
Versate nello stampo unto e infarinato e cuocete 15 min a 200°C e i restanti 20-25 min a 180°C. Prima di sfornare la solita prova stecchino.


la versione meno healthy? pezzetti di cioccolato bianco assieme ai ribes e una spolverata di zucchero a velo prima che si raffreddi.




mercoledì 27 settembre 2017

E' autunno - Pensieri, un viaggio e muffins senza zucchero

ultimi raccolti

Oggi volevo fare un cosa, ma poi mi sono seduta qui e quindi non so se ne avrò il tempo.
Volevo prendere tutti i sandali di casa, pulirli per bene per portarli in soffitta.
Fino alla scorsa settimana ho provato ad indossarli anche se con i pantaloni lunghi, ma da qualche giorno ho dovuto rinunciare, fa davvero troppo freddo, mi devo arrendere.
Ricordo che a maggio li ho tirati fuori ed ero talmente emozionata da filmare la mia prima passeggiata a piedi nudi e postarla su Instagram! Adesso però con grande mestizia li devo per forza mettere via, l'autunno è arrivato, almeno qui in Nord Italia.
Vogliamo parlare del cappottino in lana cotta che ho tirato fuori stamattina per andare in città??

Ecco questa cosa mi ha avvolto in un velo di depressione.
Questa domenica l'ho passata tra un pisolo sul divano, una tazza di tè e un sonnellino sul letto, degna conclusione della prime settimane di scuola dei miei figli.
Io di solito in autunno sono felice, i colori della natura mi elettrizzano, lo svuotamento del mio piccolo appartamento ogni mattina mi da la carica per rimetterlo in ordine, faccio andare aspirapolvere e stracci allegramente, apro armadi, svuoto cassetti, seleziono i capi di abbigliamento per vedere cosa va eliminato, cosa si può riutilizzare in primavera, cosa manca e va acquistato, sfoglio cataloghi, preparo marmellate, organizzo grandi camminate con la mia socia, vado in giro per negozi e dedico più tempo ai miei genitori ammalati.

mercoledì 23 agosto 2017

piedi

Le mie foto


Si puo` sapere perche` non mi posso godere una seduta dalla pedicure senza pensieri?
Gia` che costa 30€ no?
Niente, da qualche mese in qua mi sdraio li` e mentre simulo una chiacchierata disinvolta con la giovane estetista inizio a preoccuparmi terribilmente per quello che succedera`:

Quando finisce questo pediluvio inizia l'incubo. SI IN EFFETTI STUDIARE GIAPPONESE E` STATA UNA SFIDA NOTEVOLE, MA NE SENTIVO IL BISOGNO SAI DOPO AVERE LASCIATO IL LAVORO. Prima mi taglia con quell'arnese...taglia...cacchio che paura...e se taglia troppo? Che poi sanguino e brucia da matti e rimango li` con la carne viva affettata? SI PERO` LA GRAMMATICA E` SEMPLICISSIMA EH? NON C'E` DIFFERENZA TRA PLURALE E SINGOLARE O MASCHILE E FEMMINILE, NON CI SONO ARTICOLI, I TEMPI VERBALI SONO POCHI. OVVIO CHE DEVI IMPARARE DUE ALFABETI SILLABICI E GLI IDEOGRAMMI SONO UNA GRAN CASINO poi inizia con le unghie. No dai le unghie no. E se ho di nuovo quella dell'alluce incarnita? No dai cacchio e` un dolore allucinante. E se inizio a sentirmi male come l'altra volta? Cioe` dai non puo` succedere di nuovo...occhio che mi sta guardando per vedere se sono agitata. sorridi sorridi...CHE POI CHISSA` SE RIUSCIRO` MAI AD ANDARCI IN GIAPPONE, MAGARI QUANDO SONO VECCHIA E TUTTI I NOSTRI FIGLI HANNO FINITO DI STUDIARE AVRO` FATTO IN TEMPO A DIMENTICARMELO IL GIAPPONESE AH!AH!AH! ecco ci siamo. Ma porca di quella vacca grassa c'e` pure questa volta! Ma dai! Ma che problema ho scusa? Ma perche` ogni volta 'sta stronza si incarnisce? Adesso tira fuori quell'arnese enorme con una lama gigante. Ti prego no che incubo. SI FA UN PO' MALE EFFETTIVAMENTE. NO MA STO BENE EH? TRANQUILLA TRANQUILLA L'ALTRA VOLTA TRA IL CALDO, LA FAME, IL CICLO ERO VERAMENTE DEBOLE ma come si fa a svenire dal'estetista dai, io non so, una situazione allucinante, che imbarazzo... AHIAAA! AH L'HAI TOLTA? OK BENE DAI minkia che sudata pero`, sono fradicia...

Piu` o meno e` cosi` ogni santa volta.
Allora perche` ci vai mi dirai tu?
Perche` esco con i piedi che sembrano la meta` di prima e me li sento leggeri, li vedo magri, lisci, i miei due piedoni giganti col pollicione lungo identico a quello del mio papa`. Quando esco dall'estetista il mio 43 abbondante sembra FINALMENTE un 41 scarso e sballonzolo felice nelle mie scarpe che sembrano cosi` laaaarghe! E poi le unghie sono belle, spesso colorate, eleganti, corte, regolari.
Quando esco dall'estetista amo finalmente i miei piedi, sono riconciliata con loro. Con loro che da quando mi ricordo non mi hanno mai permesso di entrare in un paio di scarpe femminili. E anche adesso che qualche marca si azzarda a mettere in produzione qualcosa sopra il 41 l'esito disastroso dell'intervento all'alluce destro mi impedisce di portare i tacchi.
Ci si puo` suicidare per molto meno.
Ma in fondo dai, sono molto alta, mio marito sembrerebbe un tappo e comunque oggi ho dei piedi fantastici e questo grigio tortora sulle unghie e` il migliore che abbia mai messo, gli conferisce una punta di eleganza.

Si lo so.
Non dite niente per favore.




giovedì 17 agosto 2017

adesso

Cima Paganella - agosto 2017
Sono le 16.15.
Ho bevuto il caffè di stamattina riscaldato al micro con un goccino di latte, ho fatto merenda con una ciotola di yogurt bianco, noci, semi di lino, semi di girasole, banana e fragola.
Ho la radio accesa a un volume forse troppo alto.
Un vago senso di nausea perché mi sono fatta un pisolo di mezz'oretta.
Devo decidere cosa fare di questo pomeriggio.
Dovrei liberare dal ghiaccio il freezer perchè lo sportellino è rimasto un pelo scostato e si è riempito di "neve".
Dovrei andare in soffitta a dare un occhio alle misure del letto per M. e pensare come dovrebbe essere la sua camera.
Dovrei arrampicarmi sulle mensole del soggiorno per togliere la polvere e rimettere in ordine i libri che "loro" hanno messo male.
Dovrei selezionare i quaderni vecchi di L. per fare spazio al materiale nuovo per l'anno scolastico che arriva.
Dovrei stirare le polo di N.
E sto qui seduta a scrivere.

Dentro in fondo sono triste. E' per quello che mi sono messa a scrivere, forse se esce questo disagio mi sento meglio.

Come possono cambiare in fretta le cose quando hai a che fare con esseri umani.

I miei figli sono cresciuti tutto d'un tratto, sono tutti lunghi-lunghi, magri-magri.
I maschi hanno i peli sulle gambe, i piedoni e la voce stridula.
Le femmine la vita stretta, i fianchi larghi e i capelli lunghi fluenti.
L'unica che ancora sembra una bambina fisicamente e la più piccola, che però già da qualche giorno quando le faccio notare che non ha fatto una cosa che le avevo detto detto 20 volte di fare mi risponde a voce alta scocciata.

L'adolescenza non mi piace ok?
Mi piace fuori perché sono tutti belli, in crescita, in fiore, tonici, scattanti.
Ma dentro sono un casino allucinante e non posso più aiutarli, non vogliono essere più aiutati, non mi vogliono più.
Si dai che sega adesso si piange addosso.
Che sega sì perché è vero, è tristissimo, sono tutti i fuga, sgusciano via sia fisicamente che nei pensieri, non so più niente di loro, ricci chiusi con gli aculei pronti a pungere.
Soprattutto le due femmine più grandi nascondono tanti segreti che non vogliono assolutamente condividere con me, come se poi fossi sempre stata una che ficca il naso nelle loro cose. Anzi se mi devo rimproverare qualcosa (parecchio a dire la verità) è proprio il fatto che sono stata una di poche parole con loro. Molto poco affettuosa nei gesti, un po' rigida come dire.

Ho paura che si facciano male, tanta paura.

Per non parlare dei miei genitori.
Inchiodati alla malattia.
Ogni giorno una lotta per arrivare serenamente alla vecchiaia pur senza salute.

E io?
Lasciamo perdere.
Ma perché mi sta cascando la faccia??

Per fortuna che c'è mio marito: nonostante abbia un carattere ancora difficilissimo da decifrare, ha uno spirito molto allegro e quando torna tardi da lavoro (maledetto lui e tutta la ricerca elettronica dell'universo) è sorridente e si mette subito all'opera. Sono io quella che non ha più voglia di parlare, che si piazzerebbe davanti a Netflix per non sentire più il peso della giornata.
Lui è pronto a ributtarsi nella mischia e ad affrontare tutti i discorsi fino a tardi.
Sono più le volte che lo mando a remengo.
Ma spesso mi aiuta.

Oggi va così.
Complimenti bel rientro nel blog dopo un anno di assenza.


mercoledì 10 agosto 2016

cheesecake di ricotta ai lamponi - la freschezza dell'estate

Quest'anno mio figlio E. ha festeggiato gli 11 anni assieme al suo amico del cuore. Abbiamo passato un pomeriggio di fine luglio in giardino a suon di tuffi in piscina e corse sul prato.
La torta l'ho portata io.
Gli ho chiesto che dolce preferiva per la festa ed e` stato lapidario:"base di crostata, crema pasticcera e frutta coperta di gelatina".

Allora il giovedi` ho impastato la base e l'ho messa in frigo a riposare, il venerdi` l'ho cotta e ho preparato la crema e il sabato ho assemblato il tutto. Un po` di riposo al fresco ed eccola pronta al taglio.



sabato 19 marzo 2016

Lemon Poke Cake per la festa del papa`

come topping un filo di Limoncello....

L'avete mai provata una Poke Cake?
Se non l'avete mai sentita nominare sappiate che e` una tipologia di dolce molto popolare negli Stati Uniti. Perche`? Ovviamente perche` e` semplicissima da fare, molto versatile (gli ingredienti possono variare) e ... deliziosa! 

L'idea e` che ad una torta base tipo uova-burro-farina-latte si abbina una cremina e una guarnizione.
Niente di nuovo mi direte. 
La particolarita` e` che la torta viene bucherellata una volta fredda e poi cosparsa con la crema che deve penetrare nella pasta spugnosa imbevendola. Il tutto e` completato da una guarnizione pannosa e una spolverata di granella/zuccherini/cioccolato in scaglie/briciole di biscotto/etc etc...

Io metto qui la mia versione che ho preparato per la Festa del papa`. 
Tralasciando il fatto che gli avrei (a mio marito, non a mio papa`) tirato la torta dietro con tutta la tortiera, mi raccomando ricordatevi di usare una terrina di coccio o vetro rettangolare a bordi medio alti perche` la Poke Cake non si sforma, ma si porta a tavola nel suo stampo.
In questo modo anche il bernoccolo dovuto all'impatto risultera` di dimensioni maggiori (!) 

Mi piacciono gli agrumi ed in particolare da matti il limone. Lo caccerei ovunque, l'unica cosa al limone che non sopporto e`la ricotta. 
Percio` ho optato per una versione lemon ed ho sostituito il burro con l'olio di mais ed il latte con il latticello per una maggiore leggerezza e sofficita`. La crema dovrebbe essere una lemon curd, ma onestamente non me la sono sentita: taaaanto burro, taaaante uova...quella me la riservo per il periodo dopo Pasqua. 
Magari la faccio per la Festa della Mamma, anzi no, per la Festa della Mamma mi dedico la versione al cioccolato che deve essere qualcosa di assolutamente indescrivibile o quella alla mela e caramello o....

Ho sostituito il lemon curd con una crema inglese al limone e vaniglia e la copertura e` la panna montata leggermente dolce e una spolverata di frutta secca tostata e tritata. All'ultimo ho deciso di aggiungere anche un topping di Limoncello, ma proprio un filo.

venerdì 19 febbraio 2016

la Torta Bounty senza glutine

Si avete capito benissimo. Quella.
Quella associazione felice, no troppo poco, ASSOLUTAMENTE LA MIGLIORE ASSOCIAZIONE TRA DUE INGREDIENTI IN CUCINA: ♥ CACAO E COCCO ♥


La prima volta che ho assaggiato un Bounty ero alle scuole superiori.
Ho morso quella delizia e ho avuto istantaneamente i brividi.
Quel connubio celestiale, quel nucleo pastoso al cocco ricoperto da un guscio di cioccolato, mi e` esploso in bocca con una potenza incredibile e ha marchiato a fuoco la mia memoria gustativa tanto che se adesso chiudo gli occhi e mi concentro torno subito a percepire quel sapore.

Poi mi e` venuto un mal di denti fotonico.

Macchissenefrega mi sono detta. Chi rinuncerebbe ad un Bounty per il mal di denti?

Quello che non ha potuto il mal di denti lo ha raggiunto pero` la dieta.
Ho rinunciato a quella meraviglia per anni e anni perche` rientrava ( a pieno titolo) nella categoria TENTAZIONI DOLCI aka BOMBA CALORICA. Sono arrivata al punto di saltare a pie` pari la corsia degli snack pur di non ritrovarmene davanti una confezione.

Ora ho avuto pero` signori la mia rivincita.

Curiosando qui e la` su Pinterest mi sono accorta che tra le blogger dilaga la moda della torta Bounty, quindi non saro` ne` la prima ne` l'ultima che condivide una ricetta di questo tipo, anzi in tutta onesta` ho creato un collage di varie ricette italiane e d'oltremare per arrivare a questo risultato.

Non volevo una crostata, come molte che girano sul web, ma una vera e propria torta soffice e senza glutine (il mio trend che perdura da due anni). La cosa che piu` mi preoccupava pero` non era il guscio, ma il ripieno. Ed invece eccola tutta da provare!

PS I ragazzi qui hanno festeggiato ululando da quando l'hanno vista sul piatto a quando si sono leccati le dita.

PPS Ho ululato anch'io.


Torta Bounty
per 10 persone:

guscio:

145g farina senza glutine (io uso un mix di farine naturali tipo riso, tapioca, mais bianco, maizena)
2 cu lievito per torte
30g cacao amaro
70g burro
100g zucchero grezzo
latte 200ml (o comunque quanto basta a rendere cremoso l'impasto)

ripieno: 

100g di farina di cocco
75g di zucchero grezzo
65g di panna da montare
45g di burro

Prima di tutto preparate il ripieno che dovra` riposare prima di essere usato.
Scaldate in un piccolo pentolino a fuoco dolce la panna con dentro il burro a riccioli (si scioglie prima) e lo zucchero. Quando i cristalli di zucchero si sono dissolti aggiungete fuori dal fuoco il cocco e mescolate per bene. Lasciate riposare coperto fino a rassodamento (circa due ore a temperatura ambiente).
Intanto preparate il guscio al cacao montando a crema il burro ammorbidito assieme allo zucchero. Mescolate la farina con il lievito ed il cacao ed aggiungete alla crema di burro alternando al latte. Noterete che se l'impasto e` asciutto tendera` a salire lungo le fruste mentre girano. Il latte serva ad appesantire l'impasto quel tanto che basta perche` si possa mixarlo. Ponete della carta da forno in uno stampo da crostata e infornate a 190 gradi per 25 minuti, ma FATE SEMPRE LA PROVA STECCHINO!
Una volta cotto e raffreddato rovesciate il guscio su un tagliere e tagliatelo a meta` per lo spessore formando due dischi. Spalmate il primo di ripieno e coprite con il secondo premendo un poco. Lasciate riposare la torta ben avvolta in pellicola nel frigo per qualche ora e toglietela un'ora prima di mangiarla perche` non sia troppo fredda.


domenica 27 dicembre 2015

Cronache natalizie: un caso di coscienza.

una torta da sbombardate che ha fatto mia mamma

E` tutto il giorno che mi comporto male.
E poi chiedo scusa.
Ma poi sbotto di nuovo.
Allora ho deciso di mandare mio marito a farsi un giro. Mi ha chiesto quasi in ginocchio di andare con lui, ma gli ho fatto cambiare idea con un urlo e finalmente a preso la porta ed e` andato a fare una passeggiata con G.
Quando torna spero tanto che non riattacchi la solfa del MIHAIROVINATOLAGIORNATA-MICAMBISEMPRETUTTIIPROGRAMMI-SEQUESTESONOLEVACANZETORNOALLAVORO-...
perche` non e` vero.
Ha lavorato come uno schiavo fino al 24 sera ed il giorno dopo si e` alzato storto, cosi` dopo una tregua di ben 24 ore ha iniziato a tirare fuori tutto le stress accumulato in questi mesi dall'ultima vacanza (che risale a giugno2015) e apriti o cielo.
La questione e` che non ha del tutto chiaro che sua moglie non e` Santa Rita da Cascia e neanche Santa Caterina da Siena e neppure Santa Teresina di Lisieux.
C'ho un limite anch'io e pure grosso.

domenica 8 novembre 2015

Dall'Irlanda una soffice squisitezza: il Barmbrack


Sembra incredibile, ma siamo gia` in novembre.
Il sole splende forte e quando, come oggi e` successo a noi, te ne stai fermo a guardare una partita ai bordi di un campo all'aperto, senti caldo, hai voglia di metterti in maniche corte.

Eppure l'autunno e` iniziato da un pezzo e anche se pur abitando in montagna ancora andiamo a spasso con la giacchetta di mezza stagione, la scorsa settimana abbiamo festeggiato la Festa di Ognissanti, col sole pure quella.



Quel giorno ci siamo incontrati con i parenti di mio marito in una localita` pedemontana in veneto, abbiamo passato la giornata in un pioppeto a chiacchierare, guardare figli e nipoti giocare all'aperto e mangiare. La mattina pero` prima di partire a colazione abbiamo assaggiato un dolce nuovo che non avevo mai fatto: il Barmbrack.

Mi piace ogni anno andare alla scoperta dei dolci della tradizione popolare per la festa di Ognissanti.
Oltre ad essere una passione culinaria e` pure un tentativo di aiutare i ragazzi ad afferrare meglio i valori su cui speriamo cresca sempre la nostra famiglia. Perche` io credo che riunirsi attorno ad una pietanza, spiegarne le origini, leggere assieme la ricetta e vederlo sul piatto sia un modo molto pratico per farlo. Loro sono pieni di domande, forse non se ne rendono conto, tutti presi da quel tremendo orgoglio adolescenziale che non ha bisogno di chiedere niente a nessuno, oppure catturati dal desiderio di omologazione e dal mondo mediatico che li bombarda di messaggi.

Ma se accompagniamo le parole con un colore, un profumo, un sapore i pensieri esplodono in un turbinio di associazioni di idee, la curiosita` li prende e ... ascoltano.

Quest'anno in particolare ho scelto un dolce facile, e` un periodo di grandi impegni, sono molto di corsa e anche molto stanca. Il canale Youtube di Donal Skehan a cui sono iscritta riproponeva un classico della cucina irlandese molto semplice da preparare, con pochi ingredienti. Ho dato un occhiata alla ricetta, ho controllato di avere tutto il necessario e mi sono cimentata.

Il Barmbrack e` un dolce antichissimo che si preparava per la vigilia di Ognissanti.
Da una festa celtica legata al cambio dell'anno e della stagione (i Celti celebravano l'inizio dell'anno nuovo proprio all'inizio di Novembre) intrisa di riti religiosi naturali e superstizione con la cristianizzazione del paese la ricorrenza ha perso di significato e si e` trasformata semplicemente nella celebrazione del Cielo. La morte non piu` vista come uno spauracchio, una condanna e come quindi una cosa di scongiurare con riti e sacrifici, ma come un passaggio alla vita vera ed eterna e percio` nella vigilia di Ognissanti non serve piu` andare andare ad evocare gli spiriti dei morti e della morte per propiziarsi favori e lunga vita, ma si prega per i defunti perche` possano godere per sempre del volto di Cristo e per i santi che abitano ancora questa terra, per tutti noi che possiamo essere santi ogni giorno se non abbiamo paura di esserlo.

Di questa Festa cosi` speciale scrivevo anche l'anno scorso, quando ho preparato i Pan de Muerto.

Il Brambrack e' buono, dolce a dispetto del quantitativo di zucchero davvero basso, privo di latticini, grassi e volendo anche glutine.
Coraggio tirate fuori la ciotola e il frullino!


foto orribile...ma il dolce e` fantastico!
Barmbrack
per uno stampo da plumcake:

225g farina integrale (se volete anche glutenfree)
2cu di lievito vanigliato
300g di uvetta bio sciacquata

50g di scorzette candite miste (zenzero, limone, cedro, arancia)
250ml te' nero bollente
50ml di whisky
90g zucchero semolato
1 uovo grande

un pizzico di sale
mezzo cu di spezie miste in polvere (cannella ,cardamomo, chiodi di garofano, noce moscata)


La sera prima sminuzzate le scorzette, ponetele in una ciotola assieme alle uvette strizzate e irroratele prima con il whisky e poi con il te' nero bollente, coprite e lasciate riposare tutta la notte. Il giorno dopo mescolate la farina, le spezie, il lievito, il sale, lo zucchero in una ciotola capiente e sgusciate dentro l'uovo. Aggiungete le uvette e le scorzette scolate e mescolate il tutto con un po' del liquido delle uvette. Usate il liquido fino a che l'impasto sia fluido, ma comunque consistente. Versate nello stampo imburrato e infarinato e infornate a 170 gradi per un'ora. 
Una volta fatta la prova stecchino lasciate raffreddare in forno con lo sportello aperto e sfornate una volta completamente freddo. 
Ovviamente meraviglioso con il te`.

Dimenticavo che la tradizione vuole che nel dolce venga messo durante la preparazione un anello: chi lo trovera` nella sua fetta una volta servito diventera` molto ricco e si sposera` entro l'anno. 
Visto che non sono superstiziosa io non ce l'ho messo, ho il terrore che qualche figlio se lo mangi e gli rimanga incastrato in gola! E sinceramente mi fa pure un po' schifo...



mercoledì 30 settembre 2015

Confort food 7 - dall'Occitania francese il Cassoulet Toulousain

Cassoulet Toulousain a "La Colombiere"

Nel mio forno staziona una casseruola in ghisa il cui contenuto ribollente profuma di pomodoro, erbe aromatiche e salsiccia. Stasera a cena avremo un confort food alla francese, un piatto che ricorda il Cassoulet toulousain perché mi sono portata a casa un metro di salsiccia tipica della città e mezzo chilo di fagioli secchi della zona.

Sono tornata da meno di una settimana e ancora ho addosso l'aria di Tolosa, nella mente la dimensione rilassata e divertita di quei giorni passati in solitaria. Ho girato la città in lungo e in largo, uscendo alle 8 di mattina e tornando solo nel tardo pomeriggio in albergo per cambiarmi e ripartire per la cena. Ho potuto visitare le sue meravigliose chiese, i musei, ma anche tanti negozi. Ho vissuto lì quattro giorni di quello che io considero il lusso più sfrenato: la possibilità di guardarsi attorno con calma, poter decidere se ripassare in quel posto più tardi invece che subito, sedersi su una panchina a leggere il giornale, mangiare solo quando si sente veramente fame.




giovedì 2 luglio 2015

Clafoutis glutenfree ... e l'ingrediente segreto!



Che poi effettivamente questa cosa di chiamarlo Clafoutis e poi gli cambi gli ingredienti ...
I puristi saranno inorriditi. Ma ormai ci siamo abituati alle reinterpretazioni no? Anche perché altrimenti tutto ciò che è glutenfree andrebbe chiamato con un altro nome...

Insomma è un Clafoutis cioè una crema cotta con le ciliege.

E' il dolce dell'estate a mio parere. A me fa tanto "ho delle ciliege che mi hanno regalato e ho il tempo di snocciolarle tutte (non è il mio caso of course) perché nessuno mi corre più dietro con gli appuntamenti e posso fare con calma un dolcetto facile facile di quelli che non ti fanno sudare per prepararli: mescoli su, inforni e abbandoni la cucina per 50 minuti".

Su Pinterest l'ho trovato fatto davvero in ogni modo!
La questione è che sostanzialmente non puoi togliere da questa ricetta, è talmente basic da poterla solo modificare un pochino o come nel mio caso oltre a cambiare la farina puoi aggiungerci qualcosa.

Innanzitutto mettiamo i puntini sulle I : le ciliege sono una sbombardata da crude, mentre da cotte vanno aiutate un attimo nel sapore. Per questo oltre a profumare la crema con la vaniglia ho visto che la tendenza contemporanea è quella di aggiungere dello zenzero grattugiato.
Sono fortunata che vada tanto di moda lo zenzero fresco perché io LO AMO!
Io quindi ho seguito il suggerimento delle Pinterestiane statunitensi e ne ho messo giusto una punta di cucchiaino per rispetto ai miei ospiti di stasera. Gli da quel non so che di aromatico senza smascherarsi troppo diciamo!

C'è inoltre da ammettere un'imbarazzante verità (e qui i puristi dopo avermi fucilato mi seppelliranno pure): non è che poi il Clafoutis sia cosi' godurioso... nel senso che quando vedi arrivarti una teglia così bella in tavola, con tutte queste bolle rosso carminio che insanguinano una pasta dorata provvista di una crosticina dorata e profumata di vaniglia...ti aspetti che sotto i denti la meraviglia abbia anche una consistenza notevole. Insomma vorresti un dolce bello come un Clafoutis, ma soffice come un blondie (che c'ha 'na mappata de burro che llevete..)("e llora fatte 'sto blondie" tu mi dirai).

Allora io ho aggiunto un ingrediente segreto e il dolce è davvero tutta un'altra cosa!

Ho lessato una patata e l'ho schiacciata e poi l'ho incorporata alla crema che fa da base.
Ci credereste? E' incredibile cosa fa un po' di patata schiacciata negli impasti: il tubero delle meraviglie!
Ovviamente ho sostenuto il tutto con un pelo di lievito istantaneo altrimenti sarebbe rimasto schiacciato e avrebbe fatto fatica a cuocersi.

Alla fine gli DOVETE dare una spolverata di zucchero a velo anche perché dentro non è che ce ne sia molto. Grazzieaddio.

Clafoutis alle ciliege glutenfree
per 8:

140g di patata lessata freddata e schiacciata
70g di zucchero di canna
3 uova leggermente sbattutte
222ml di latte o panna (ovviamente viene più cremoso con la seconda)
1 bacca di vaniglia (di cui vi servirà il midollo)
55g di farina bianca senza glutine
1 cu di lievito per dolci
un pizzico di sale
una punta di cu di zenzero grattugiato fresco
una tazza grande di ciliege snocciolate

In una terrina che potete riporre in frigo mescolate tutti gli ingredienti assieme tranne le ciliege e le uova.
Lasciate in frigo l'impasto per mezz'ora minimo. Imburrate una teglia o degli stampini individuali e spolverateli di farina senza glutine, ponete le ciliege nello stampo in modo che coprano tutto il fondo. Incorporate le uova all'impasto solo mescolando (non serve montarlo) e versatelo sopra le ciliege.
Infornate a 180°C per 50 minuti. Prova stecchino.
Quando è raffreddato per bene e riposato cospargetelo di zucchero a velo.

GNAM!






lunedì 29 giugno 2015

la verità...?

ORE 9.30

il contenuto della sua borsetta: la porcella mi ha fregato Kiki...

la verità..?
E' che tornerei nel letto a sdraiarmi in compagnia di un libro. O di un tablet. Dopo aver fatto colazione, ancora in camicia da notte, con la finestra aperta, lasciando entrare l'arietta fresca di questa giornata un po' annuvolata.

la verità..?
Dovevo farmi una colazione senza glutine bio a base di porridge a lungo e lento rilascio di zuccheri e invece mi sono alzata stordita dopo una nottata agitata da acidità di stomaco, denti serrati e sogni angosciosi e ho pensato bene di colazionare con gallette di mais (però bio e glutenfree) e Nutella (però fatta in casa) e caffellatte. Rilascio breve e veloce di zucchero che mi lascerà tramortita fra un'oretta.

la verità..?
E' che ho una cassetta di ciliege che avevo pregato mia madre di non lasciarmi in casa che ho ancora tutti i panni e gli accessori della vacanza da sistemare (mucchi da lavare, mucchi da piegare, mucchi da rimettere in soffitta) e non c'ho tempo di snocciolarle tutte per fare la marmellate. E ovviamente non c'ho neanche i tre-quattro kili di zucchero che servirebbero. E i barattoli sono in soffitta e vanno rilavati e sterilizzati. E in cucina non ho posto perchè ancora stanno in bella mostra sul piano lavoro le farine che ho comprato in vacanza (perché al super di Terracina la farina W350 di ottima marca costa solo 1.05€????), i legumi insacchettati del mercato del martedì di San Felice Circeo, la tazza di ceramica dove ho messo a bagno gli steli del rosmarino e alloro che ho tagliato dalle siepi che delimitavano il giardino della nostra villetta, l'incredibile quantità di verdure che ho acquistato ieri nella foga di sfamare questa mia esigente famiglia e che ora non so assolutamente dove piazzare perché il frigo è già stracolmo di suo (ma le olive di Gaeta in vaso-versione-scorte-rifugio-nucleare le devo tenere dentro o posso lasciarle a temperatura ambiente?).

la verità..?
E' che mi sento in vacanza più di quello che dovrei perché in realtà chi è in vacanza sono LORO, io come mio marito sono appena tornata dal mare e devo riprendere il mio lavoro quotidiano.

la verità..?
Mi va di guardare kdrama a orario continuato non-stop. Quelle faccette levigate e sorridenti, le vocine tutte uguali e quel lessico limitato a più o meno 10 espressioni grammaticali (chin-chà? ken-chanà? ka-jà! aisssh! gomawo..). E se questo dovrebbe farmi lampeggiare davanti agli occhi la scritta "ATTENZIONE STORIA TRATTA DA SHōJO MANGA- TARGET ADOLESCENZIALE- TEMI RICORRENTI- REALTA' FALSATA- DIPENDENZA EROINOSIMILE" io continuo imperterrita nella visione e solo nelle pause pubblicitarie mi concedo un beneficio del dubbio che ha questo tipo di levatura morale:"E se lo lasciassi vedere alle mie figlie grandi??".

la verità..?
Con tutto quello che ho in cucina non ho la benché minima idea di cosa preparare per pranzo, né per cena e soprattutto non NE HO VOGLIAAAAAAA!

la verità..?
sto rimaneggiando i miei obbiettivi nutrizionali sul programma che uso per monitorare alimentazione e fitness. E' inutile che insisto: l'introito dei miei carboidrati supera sempre la soglia stabilita e le proteine sono sempre al di sotto. Urge ritaratura in stile dieta mediterranea, nonostante su Pinterest abbia accumulato una scorta infinita di ricette low-carb...Temo dovrò rimandare questo tipo di propositi a settembre, quando almeno il 25% dei miei figli frequenterà la mensa due volte al settimana.

la verità..?
Non mi sono riiscritta alla scuola musicale per il prossimo anno. I motivi sono sostanzialmente economici: 660€ di retta sono troppi per una mamma che vuole riscoprire il piacere di suonare il piano. E se ce li avessi li investirei in uno dei miei figli, tra parentesi pare che thelittlest voglia provare a imparare a suonare uno  strumento e avendo una tastiera digitale in casa e il mio Schulze Pollmann a casa dei miei ...
Sono sofferente. Anzi insofferente. Non sopporto l'idea di aver fatto questa scelta. Sono così triste che ho disertato con una scusa banalissima l'ultima lezione. Sono così ferita che mentre penso continuamente ad alzare il culo da questa sedia e appoggiarlo sullo sgabello davanti alla tastiera me ne sto qui a digitare lettere con il magone e preferisco completare un post piuttosto che ascoltare la mia musica.

la verità..?
Alle mie spalle c'è un letto disfatto e alla mia destra una pila enorme di libri e quaderni che va assolutamente archiviata in soffitta. Adesso chiamo Adelina e le dico di pensarci lei. (Adelina da quando leggo Montalbano è la mia governante preferita: pulisce, stira e cucina).

la verità..?
La mia sofitta dovrebbe essere il triplo più grande della mia casa.
La mia soffitta è un mondo a parte.

la verità..?
Adesso mi alzo.
E poi mi risiedo.
E poi mi rialzo.
Auguratemi buona fortuna.
...
Da dove comincio?

venerdì 22 maggio 2015

Non ne ho più voglia

Oh niente.
Mi metto qui davanti e mi si svuota il cervello. 
Non riesco a scrivere assolutamente nulla.
Non riesco a descrivere, a raccontare, a mettere su una ricetta delle innumerevoli che ho provato in questo periodo.
E' questo il motivo per cui non aggiorno più il blog e a volte ho pure pensato di chiuderlo. 
E' come se la voglia di raccontarmi mi fosse scivolata via di dosso e non riuscissi più a ritrovarla, non so dove si sia cacciata e penso di non avere le forze per cercarla.
Mi stanno succedendo tante di quelle cose tutte assieme che trovare il tempo per "produrre" anche qui è diventato faticosissimo.  
Lo tengo aperto perché magari prima o poi questa voglia magari tornerà a farmi visita. 

Chiedendomi il perché di questo cambiamento mi sono anche risposta che in realtà tutto sia dovuto al fatto che quando apro un nuovo post davanti ai miei occhi non c'è più una pagina bianca in cui fermare i miei pensieri, ma una pagina piena di pensieri da riorganizzare. E siccome la mia vita in questi ultimi mesi è tutta un riorganizzare (è la mia lotta quotidiana) a farlo anche qui mi viene il panico!
 Potrei semplicemente parlare con le immagini, quelle che posto su Instagram.
Perfino Facebook mi rompe, tanto che l'ho tolto dalle applicazioni del tablet e non lo guardo quasi più. Di solito quello che posto lì è solo la condivisione di attività su altri social, raramente lo riapro per consultarlo e piazzare like o sapere l'ultima. Tantomeno per scriverci.

Sarà definitivo? Sarà momentaneo? Il blog intendo, non facebook...
Boh! Non lo so davvero.
Non me ne vogliate.

Questo periodo dell'anno è solitamente quello in cui tutto comincia a correre vorticosamente verso l'inizio delle vacanze scolastiche: le ultime udienze (e via mattinate intere che se ne vanno), le ultime verifiche (aka "mamma mi interroghi?"), le feste di fine anno ed i vari spettacoli scolastici, ma anche i cambi di armadio (in verità oggi si battono i denti dal freddo). Poi la routine quotidiana: letti, aspirapolvere, piatti, fornelli, bagno, lavatrice, asciugatrice, spesa e gli impegni personali che mi sono presa quest'anno: giapponese, pianoforte, walking trisettimanale. E la dieta? La dieta dove la mettiamo? Io una cosa loro un'altra ogni giorno, ogni pasto. 
Non che non riesca a ritagliarmi tempo per sdraiarmi un attimo, di solito dopo pranzo mi metto giù a leggere o chiudere gli occhi o staccare il cervello con un'oretta di Kdrama. Ma Per il blog no. Non ho più testa.

Vabbé ragazzi, per ora va così.

Lascio qualche istantanea del giorno della Prima Comunione di E. 
E' stata una giornata fantastica per molti motivi. Prima di tutto perché mio figlio ha ricevuto questo sacramento e già questo è molto, ma anche perché c'era un sole abbagliante, eravamo circondati di persone che ci vogliono bene, era il giorno della Festa della mamma and last but not least mio marito mi ha concesso di andare a mangiare al ristorante (di solito si fa tutto in casa), perciò io la mattina presto ho semplicemente vestito tutti, mi sono truccata e vestita, ho finito di decorare la torta e poi mi sono rilassata completamente godendomi ogni singolo momento. Abbiamo mangiato cose buone in un posticino delizioso, abbiamo goduto dell'aria aperta e della compagnia e tutti erano felici. Soprattutto E. che ha ricevuto tanti Lego! 
Non riesco a credere che finalmente anche lui da ora in poi si sentirà più coinvolto nelle celebrazioni, lui che ad ogni Eucarestia gli calava la palpebra e si accasciava testa in dietro sulla panca.

La torta che ho fatto era un chiffon cake al cioccolato farcita in tre strati con crema al limone e zenzero e chantilly alla nutella. Per essere la prima volta che faccio una chiffoncake é riuscita parecchio bene e con quelle creme ... che ve lo dico affà!!!!


appena sformata dopo una notte a testa in giù
farcitura
..
il sotto ed il sopra (ha scelto la cravatta scozzese)
andiamo a piedi in Chiesa
passeggiata postprandiale

il ristorante in riva al fiume

Alla prossima!